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Il casco da moto non è nato insieme alla motocicletta (la prima moto risale al 1885 circa), ma è arrivato decenni dopo, quando gli incidenti hanno reso evidente la necessità di proteggere la testa.
Il primo prototipo moderno di casco integrale si deve a un italiano: Luciano Di Lello, calzolaio abruzzese emigrato a Parigi all’inizio del Novecento (intorno al 1900-1910). Dopo la morte del figlio in un incidente, Di Lello progettò un copricapo in due strati di cuoio con molle interne per assorbire gli urti, ispirandosi ai caschi degli aviatori. Brevettò l’invenzione e ricevette riconoscimenti francesi, tra cui la Croce al Merito. Fu il progenitore del casco protettivo integrale.
Nei primi anni ’10 del secolo scorso apparvero i primi caschi in cuoio rigido “a scodella”, spesso con bordature (creste) in cuoio per attutire gli urti. Presero il nome di Cromwell per la somiglianza con gli elmi inglesi del Seicento. Negli anni ’20 e ’30 si aggiunsero imbottiture interne (sughero, polpa di legno, tela) e la parte coprinuca, oltre a esperimenti di caschi pneumatici (gonfiabili) che però non ebbero successo.
Negli anni ’30-’40 si diffusero caschi in lega leggera stampata e poi in fibra vulcanizzata o poliestere. La vera rivoluzione arrivò nel 1954 con l’introduzione della fibra di vetro, che permise calotte verniciabili e colorate (celebre l’esempio di Umberto Masetti con Topolino o Giacomo Agostini con il tricolore).

Umberto Masetti (1926-2006), detto “Il Duca di Parma”, fu il primo pilota italiano campione del mondo nella classe 500cc (1950 e 1952 con la Gilera). Soprannominato così in contrapposizione al rivale Geoff Duke (“Duca di Ferro”), è famoso per il suo talento, il casco con Topolino e la vita da divo.

Giacomo Agostini (nato a Brescia nel 1942), detto “Ago”, è il pilota più titolato della storia: 15 campionati mondiali (8 in 500 e 7 in 350) e 123 vittorie in GP: è considerato la più grande leggenda del motociclismo.
Negli Stati Uniti, nel 1953, il professor C.F. Lombard dell’Università della Southern California sviluppò il primo casco multistrato moderno: calotta esterna in fibra di vetro, strato intermedio di schiuma assorbente e fodera interna confortevole. Su questo progetto si basò Roy Richter (fondatore di Bell Helmets) per il celebre Bell 500, il casco che segnò l’inizio dell’era contemporanea.

Steve McQueen è stato uno dei clienti e ambassador più famosi di Bell negli anni '60-'70, e Roy Richter ha avuto un rapporto diretto con lui fornendogli caschi personalizzati (soprattutto il celebre modello Bell 500 e le versioni custom per desert racing).
Le tipologie attuali derivano direttamente da questa evoluzione:
Oggi tutte queste tipologie sono prodotte in versioni omologate e con tecnologie avanzate.
Questa tipologia di casco, largamente diffusa sia per la guida su strada (mototurismo), sia per le discipline motociclistiche su pista, rappresenta la soluzione più silenziosa e protettiva, e può suddividersi in due principali categorie:

Il casco X.TR della portoghese NEXX è prodotto in Europa con elevati standard qualitativi, molto silezioso, è ideale per il mototurismo. Disponibile con calotta esterna in X-Matrix 2 o fibra di carbonio, visiera parasole a scomparsa, sistema EPS antivibrazioni, Fast Realese System e sistema di ritenzione micrometrico.
Il primo casco modulare della storia è stato il BMW System 1 nel 1981, prodotto dalla connazzionale Schuberth. Molti caschi BMW degli anni ’80 e ’90 (inclusi i primi System) venivano realizzati materialmente da Schuberth su specifica di BMW. Schuberth stessa ha poi sviluppato in modo autonomo i suoi caschi modulari (la famosa serie C a partire dalla fine degli anni ’90), diventando uno dei leader mondiali proprio nei caschi flip-up di alta gamma.
Quasi tutti i caschi modulari sono dotati di un visierino interno a scomparsa, azinabile dall’esterno, che protegge il motociclista dall’abbagliamento. Entrambi queste versioni di casco modulare sono molto protettivi se adoperati da chiusi, ma in caso di incidente, viaggiando con la mentoniera aperta, il viso del motociclista potrebbe risultare esposto a traumi. Risultano imbattibili in fatto di comfort nella guida a basse velocità e quando ci si ferma, come nel caso della sosta al distributore di benzina.

Il Casco C5 Schuberth con doppia omologazione P/J, è il punto di riferimento odierno per quanto riguarda i caschi modulari. Combina massima sicurezza e sorprendenti prestazioni aerodinamiche in un design compatto e leggero. Il più silenzioso della sua categoria, arricchito dalla gamma di interfoni dedicati.
I caschi da motocross (e in generale da off-road/enduro) hanno la mentoniera allungata e sporgente per diversi motivi pratici e di sicurezza, legati al tipo di guida: terreni accidentati, basse-medie velocità, grande sforzo fisico, fango, polvere, sassi e “roost” (terriccio e detriti sollevati dalle ruote). La mentoniera allungata crea uno spazio maggiore tra il mento e la struttura del casco, permettendo un flusso d’aria più libero verso bocca e naso.
Un altro tratto distintivo è la presenza dell’aletta sopra la fronte (chiamata peak o frontino) che non è solo un vezzo estetico: ha funzioni molto pratiche legate all’uso fuoristrada, come la protezione dal terriccio che vola quando si seguono altri piloti, quindi impedendo che colpisca direttamente gli occhiali (maschera o goggles) o il viso. Molti rider abbassano leggermente la testa proprio per usare la visiera come deflettore extra; tale frontino protegge anche gli enduristi quando si attraversano zone con rami e foglie, inoltre protegge il motociclista dal sole e dal riverbero, esattamente come la visiera di un cappellino da baseball.
Ma non si può parlare di caschi da off-road senza citare l’accessorio complementare ed indispensabile per la guida, ossia, la mascherina da fuoristrada. Essa infatti serve a protegge gli occhi da fango, sassi, polvere, rami e insetti. La combinazione di casco e mascherina risultano la scelta migliore nell’uso fuoristradistico perché si somma l’effetto della maggiore ventilazione offerto dal casco a quello antiappannamento in quanto il naso e la bocca non scaricano il vapore acqueo all’interno della mascherina, ma anche perché nella mascherina, all’occorrenza, si può facilmente sostituire la lente chiara con una scura, perché nei modelli di miglior qualità la lente è praticamente priva di distorsioni e, in definitiva, perché concede al pilota la visione più efficace per quel tipo di disciplina.
Criteri chiave per la scelta della mascherina (goggles):

Nonostante l'azienda di Asolo (TV) non sia specializzata esclusivamente nella produzione di caschi, il modello S-M7 di Alpinestars è una delle migliori scelte sul mercato, anche per via della lunghissima esperienza maturata sulle piste di motocross e nei motorally. Combina ventilazione superiore e comfort in una leggera calotta in composito aerodinamica e protettiva. Sistemi brevettati A-Head Fitment, Visor Detaching e tecnologia PLASMA sul bordo calotta.
La crescente affermazione sul mercato internazionalle delle cosiddette moto crossover o dual sport, dirette o indirette eredi delle mastodontiche regine dei deserti Dakariani degli anni '80, ha gradualmente introdotto l'esigenza di una tipologia piuttosto recente di caschi, che presenta alcune delle caratteristiche già osservate nel casco integrale combinate con altre caratteristiche tipiche del casco da off-road. In sostanza si tratta di caschi integrali con visiera propria, mentoniera allungata, frontino (o aletta parasole) e talvolta anche visierino interno a scomparsa.
Tale tipologia si rivela imbattibile per un utilizzo misto della moto, ossia per alternanza di percorrenze su strade asfaltate e facili sterrate (con la possibilità di montare anche la famosa mascherina da fuoristrada).
Il limite maggiore dei caschi adventure risiede nell'utilizzo alle alte velocità (oggi facilmente raggiungibili anche dalle cosiddette maxi-enduro) che potrebbe generare fastidiose oscillazioni per la presenza del frontino, sebbene il medesimo accessorio si rivela indispensabile per la guida con busto eretto e controluce. Nella peggiore delle circostanze sarà comunque possibile rimuovere il frontino e trasformare questa tipologia di casco da "adventure" a "integrale", grazie agli appositi accessori inclusi nella confezione.

Uno dei riferimento del mercato è la terza generazione della NEXX, che porta il nome di X.WED3, con calotta in carbonio o fibra composita. Questo casco coniuga un design moderno, vestibilità impeccabile, durata, funzionalità eccezionale e innovazione tecnica. Include visierino interno a scomparsa anti abbagliamento. Predisposto per interfono SENA dedicato.

Il casco X.RALLY della NEXX nasce per le avventure estreme. Garantisce leggerezza, comfort, compatibilità con maschere da fuoristrada e sistemi interfono universali. A differenza del X.WED3 non è equipaggiato di visierino interno a scomparsa, ma offre una seconda visiera fotocromatica inclusa nel costo della versione in carbonio.
I caschi omologati con la vecchia normativa ECE 22.05 non sono più prodotti dai costruttori a partire da luglio 2023 (fine del periodo di transizione), e per quanto riguarda la vendita, dal 1° gennaio 2024 i nuovi caschi immessi sul mercato in Europa devono essere omologati ECE 22.06.
Differenze tra ECE 22.05 e ECE 22.06:
Bisogna specificare che i caschi omologati secondo ECE 22.05 già in nostro possesso restano legali da usare in strada, anche se non più vendibili in negozio.
Esistono anche altri tipi di omologazioni per i caschi nel resto del mondo, come la celebre DOT (lo standard di omologazione americano) che però (anche a parità di caratteristiche prestazionbali, per aspetti meramente burocratici) non sono omologati per l’uso su strada in UE/Italia, in quanto serve obbligatoriamente l’etichetta ECE (E3 per Italia, ecc.): usare in Europa un casco omologato DOT espone al rischio di una severa multa più il possibile fermo del veicolo.
Cosa dice la ECE 22.06 sull’interfono?
La norma regolamenta anche gli accessori di comunicazione (interfoni Bluetooth, ecc.):
Lo scopo di queste limitazioni è di garantire che l’interfono non comprometta la protezione in caso di urto (peso, dimensioni, posizione e rigidità limitati). Invece sui caschi ECE 22.05 (vecchi) si può montare quasi qualsiasi interfono senza problemi di omologazione.
Legge vigente oggi in Europa (UE/Italia)
I guanciali estraibili con sistema Emergency Quick Release (o E.Q.R.S.) sono una caratteristica di comfort e sicurezza aggiuntiva che molti produttori hanno introdotto da anni (già nella 22.05) e che continuano a offrire nei modelli 22.06, ma la presenza di questo sistema resta facoltativa. Innegabilmente rappresenta un fattore determinante per la sicurezza in caso di incidente: i soccorritori possono estrarre rapidamente i guanciali per rimuovere il casco senza muovere troppo il collo (sistema di quick-release con tiranti rossi) e come tale è preferibile scegliere un casco che sia già dotato di tale dispositivo.

La nuova normativa di omologazione dei caschi da moto ECE 22.06 è molto più efficace nel riprodurre gli impatti reali e dunque garantisce livelli di sicurezza maggiori rispetto al passato.
“Doppio anello” e “chiusura micrometrica” sono le due tipologie principali di allacciatura del cinturino sottogola, entrambe omologate e sicure se il casco è a norma (ECE 22.05 o 22.06), ma con differenze importanti in termini di sicurezza, praticità e uso.
Chiusura a Doppio Anello (Double D)
È il sistema classico e più “puro”: consiste in due anelli metallici (a forma di “D”) fissati su un lato del cinturino. Per chiuderlo devi far passare la cinghia attraverso entrambi gli anelli e poi ripassarla indietro nel primo anello, tirando forte per stringere. Alla fine infili la linguetta in eccesso in un piccolo anello di fissaggio per evitare che sbatta.
Vantaggi:
Svantaggi:
Molti rider esperti la preferiscono proprio per la sensazione di solidità.
Chiusura Micrometrica (a cricchetto o ratchet)
È un sistema più moderno con una fibbia in plastica/metallo che ha una cremagliera (una serie di dentini). Si inserisce la cinghia e si spinge fino a sentire gli scatti; per sganciarla si preme un pulsante o una leva.
Vantaggi:
Svantaggi:
È la chiusura più comune su caschi jet, modulari, touring e molti integrali da uso stradale.
Quale scegliere?
Doppio anello (Double D) se:
Micrometrica se:
Molti rider che hanno provato entrambe dicono che con il doppio anello ci si abitua velocemente e alla fine lo si preferisce per la sensazione di sicurezza. Altri invece non rinunciano alla comodità del micrometrico per l’uso quotidiano.
Consiglio generale: la cosa più importante non è solo il tipo di chiusura, ma che il casco calzi perfettamente e che il cinturino sia sempre ben teso, né troppo stretto né troppo largo. Una chiusura perfetta non salva un casco troppo largo.

La chiusura micrometrica è più facile e comoda da adoperare, ma presenta alcuni limiti di sicurezza e il rischio di usurabilità nel tempo.

La chiusura a doppio anello è quella più sicura in assoluto, ma richiede un po' più di tempo per l'allacciatura corretta. Difficile da utilizzare con i guanti.
I caschi da moto sono progettati con una struttura a due calotte principali: quella esterna (che funge da scudo e distribuisce l’energia dell’impatto su una superficie più ampia) e quella interna (che assorbe l’onda d’urto). Tutti i caschi omologati (ECE 22.06 o superiori) garantiscono livelli di sicurezza equivalenti se superano le relative prove: non esiste un materiale “più sicuro” in assoluto, ma differenze in peso, comfort, durata e prezzo.
Calotta esterna (shell): i materiali principali
Termoplastica (Policarbonato – PC – o ABS)
Si tratta di una calotta in plastica ad alta resistenza stampata a iniezione (il policarbonato, come il Lexan, è superiore all’ABS). È il materiale più comune nei caschi entry-level e medio.
Pro:
Contro:
Fibra di vetro (o fibre composite: monocomposito, bi- o tri-composito).
Sono strati di fibra di vetro impregnati con resine termoindurenti (spesso mixati con fibre sintetiche). Richiede lavorazione manuale per la modellazione.
Pro:
Contro:
Carbonio (o multicompositi con carbonio + Kevlar/aramidica + Dyneema)
Si compone di fibre di carbonio (rigide e leggerissime) combinate spesso con altre fibre per evitare fragilità. Top di gamma.
Pro:
Contro:
Riassumendo le differenze:
Breve cenno sulla calotta interna
È sempre realizzata in EPS (polistirolo espanso), una schiuma a densità variabile o multi-densità. Il suo compito è assorbire l’energia residua dell’impatto (mentre la calotta esterna la distribuisce). Si adatta perfettamente alla calotta esterna senza spazi vuoti. Nei caschi migliori ci sono zone a diversa densità per ottimizzare la protezione in base alle zone della testa.
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